Macchine per gelato anni 80: migliori prodotti, recensioni, opinioni e informazioni

La storia del gelato passa dalle sorbettiere dotate di un manico a funzionamento manuale per passare per quelle a manovella, fino ad arrivare alle prime macchine a motore e al compressore frigorifero.

Nel corso di questo articolo andremo a concentrarci sulla produzione del gelato negli anni ’80, le macchine che caratterizzavano questo periodo, facendo riferimento alle differenze tra le tecniche antiche e quelle moderne, in modo tale da avere un quadro quanto più completo possibile della storia del gelato.

Il gelato moderno è nato con la realizzazione del freddo artificiale, ma bisogna dire che facendo riferimento al passato, sembra che già nell’anno mille si praticasse la cosiddetta aggiunta di nitrato di potassio al ghiaccio tassativamente tritato in modo tale da riuscire ad ottenere delle temperature al di sotto di zero gradi.

Questo tipo di procedimento venne seguito nel corso degli anni per tutto il ‘500 e per oltre metà ‘600, fino ad arrivare nel 1626 quando Santoro si decise di ottenere praticamente lo stesso risultato andando ad unire il sale da cucina alla neve nella precisa proporzione di 1 a 3. L’invenzione nel 1597 del termometro da parte di Galileo fu qualcosa di molto importante che rese possibile effettuare misurazioni termiche con relativa precisione, consentendo di conseguenza a tutti i gelatieri di avere a propria disposizione dei dosaggi più precisi.

Il gelato negli anni ’80: come veniva preparato

Tutto il composto di ghiaccio e sostanze chimiche veniva appositamente immagazzinato nelle botti di legno duro, all’interno delle quali venivano collocati dei contenitori di terracotta, come per esempio i bordi che l’artigiano gelatiere staccava uno ad uno con l’aiuto di un cucchiaio di legno, il contenuto poi si solidificava sempre di più man mano che passavano i minuti, si tratta di un’operazione che prende il nome di spatolazione.
I contenitori di terracotta vennero successivamente sostituiti con altri contenitori, questa volta in stagno, lamiera di ferro oppure in rame. In seguito però questi recipienti vennero corredati con il supporto di un coperchio con un manico posto sulla sommità che consentiva a chi lo utilizzava di far ruotare il contenitore sul proprio asse verticale, in modo tale che il movimento rotatorio di questo recipiente stesso aiutasse a creare una struttura più fine del gelato, con cristalli meno grossolani rispetto a quelli fino a quel momento.

Questo tipo di recipienti nel corso del tempo arrivarono ad assumere delle forme cilindriche sempre più alte prendendo il nome di sorbettiere. Successivamente hanno poi utilizzato per le versioni successive vari tipi di materiali di costruzione come per esempio lo stagno vergine, il rame o la porcellana pesante.

La tecnica della produzione del gelato è rimasta piuttosto stabile in uno stadio manuale fino ai primi dell’800. Una delle prime sorbettiere a manovella fu quella creata in America nel 1840, mentre in Europa un apparecchio quanto simile a quello americano venne ideato da Fuller, ed era strutturato da un tino di legno a doppia parete completamente ricoperto da materiale isolante, dove al suo interno vi era una sorbettiera in rame o peltro dalla struttura del tutto periforme, che veniva fatta ruotare con la manovella posta in posizione verticale sull’asse del recipiente. Tuttavia molto presto, la manovella venne posizionata a un lato dell’apparecchio, in modo tale che il suo asse orizzontale fosse collegato direttamente con quello che si trovava in posizione verticale della sorbettiera con l’aiuto di alcuni specifici ingranaggi.

Successivamente dall’inizio del 900 fino agli anni 80 si è visto un vero e proprio progresso rispetto al prodotto realizzato inizialmente da Fuller, nonostante questo bisogna dire che ben presto si verificò la possibilità di sostituire completamente il procedimento manuale con un vero motore elettrico. Non vi fu il bisogno di aspettare molto tempo perché questo avvenisse, in quanto la cinghia di trasmissione venne eliminata del tutto nel giro di pochi mesi e il motore elettrico venne definitivamente applicato alla sorbettiera.

Che cos’era la classica sorbettiera: cosa sapere

La cosiddetta sorbettiera a motore rappresenta sicuramente un traguardo di grande importanza. Di fatto però restava il problema legato alla spatolazione di cui abbiamo parlato in precedenza, inquietante quanto si tratta di un processo che continuava ad essere praticata a mano. Bisogna andare fino al 1927 per parlare dell’introduzione della sorbettiera a spatolazione automatica, dato che quattro anni dopo, nel 1931, si ottenne il brevetto industriale che veniva conferito direttamente dall’Ufficio della Proprietà Intellettuale del Ministero delle Corporazioni del Regno d’Italia.

Si tratta di un’innovazione che ha contraddistinto a pieno gli anni che vanno dai 1930 fino alla fine degli anni ’80 nel mondo della gelateria. Il motivo per cui stiamo dicendo questo è perché la sorbettiera moderna segna un vero e proprio spartiacque tra la tradizione antica e quella più moderna del gelato.
Questo nuovo tipo di sistema, al giorno d’oggi ancora in uso, aveva di fatto sostituito ghiaccio e sale con dei specifici e innovativi processi di refrigerazione innovativi. La caratteristica più importante di questa nuova macchina consisteva nell’uso di un apposito vaso rotante ad alta velocità, il quale veniva completamente immerso in un bagno di glicole.
Successivamente nel corso del tempo furono introdotte varie sostanze dalla funzione refrigerante, come per esempio l’ammoniaca, l’anidride solforosa, il metile e oggi il freon.

Per quanto riguarda invece i macchinari veri e propri, inizialmente nei primi anni anni 60 si inizia di fatto ad intravedere l’introduzione di apparecchi innovativi, con il passaggio dalle cosiddette macchine verticali a estrazione manuale, di cui abbiamo parlato in precedenza, alle macchine orizzontali ad estrazione automatica come quelle che consociamo al giorno d’oggi, le quali consentono ai gelatieri un notevole risparmio di tempo ed energie.
Questa nuova tipologia di macchine sono caratterizzate dalla presenza di un vaso per il trattamento e un cilindro per la produzione, capace di mescolare, riscaldare e congelare tutta la miscela. La storia più recente invece vede, verso la fine degli anni ‘80, le reintroduzione della macchina verticale, ma questa volta a estrazione automatica.
I mantecatori moderni sono dei dispositivi veramente molto semplici da usare e non hanno più bisogno di specialisti con delle abilità manuali specifiche. Hanno inoltre il vantaggio di poter gelare quantità doppie o addirittura triple, di miscela rispetto alle macchine verticali tradizionali.

Gelatiere antiche e gelatiere moderne: quali sono le differenze principali

Le macchine moderne hanno di fatto agevolato notevolmente tutto quello che riguarda il rispetto delle norme igieniche. In passato però, le vasche dei pastorizzatori avevano dei “punti morti”, come per esempio gli angoli nei quali era molto difficile realizzare una pulizia profonda e meticolosa. Anche i coperchi non aderivano completamente ai recipienti, a discapito dell’isolamento della miscela dall’ambiente esterno. Oggi invece questo problema è risolto grazie alla presenza di coperchi che riescono a combaciare perfettamente con i bordi delle vasche una volta che vengono chiusi, progettate a loro volta con angoli smussati. Le fasi di lavaggio e sanificazione sono veramente molto semplici da realizzare grazie alla possibilità di poter smontare ogni pezzo della macchina con molta facilità e tranquillità.

Per quanto riguarda invece l’aspetto legato alla sicurezza sul lavoro, nell’ultimo decennio la legge sull’antinfortunistica ha definitivamente imposto alle case produttrici di dotare ogni macchinario di loro produzione che presenta organi in movimento, di specifici sistemi di sicurezza capaci di bloccarne il funzionamento in caso si dovesse verificare una situazione di pericolo.

La ricerca scientifica ha portato all’impiego di materiali e componenti nuovi, migliorando il rendimento dei macchinari. Basti pensare che oggi i condensatori ad acqua garantiscono uno scambio superiore anche del 30 per cento rispetto alle macchine di vecchia generazione e i motori elettrici, a parità di potenza assorbita, danno una resa del 15 per cento in più. Questo si traduce in risparmio di acqua ed energia, a beneficio dell’ambiente e del budget del gelatiere.                                           Per concludere, l’evoluzione dell’elettronica degli ultimi dieci anni ha definitivamente permesso di dotare le macchine per gelato di apposite tecnologie necessarie per la trasmissione del freddo, del caldo, della miscelazione lenta e veloce e dell’elettronica necessaria per tutto quel che riguarda la gestione dei cicli di preparazione del gelato. I cicli sono molto rapidi e consentono al gelatiere un notevole risparmio di tempo oltre che di energia.

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